Archivi categoria: Salute

Temi legati alla salute dell’animale, alle cure, alla prevenzione.

Quarantenne cade in un burrone E’ salva grazie ad uno dei suoi cani

CASPERIA – Si era calata in un dirupo per salvare uno dei suoi due cani, ed è viva grazie al secondo rimasto in strada. Victoria Stroia, 40enne di origine rumena residente a Casperia, è ricoverata presso l’ospedale Agostino Gemelli di Roma, ha riportato la frattura del pube e del coccige. Era uscita per una passeggiata con i suoi due cani, dirigendosi verso località Caprignano. Poi, in zona Conca del Peccato, uno degli animali, è scivolato in un dirupo. Per tentare di salvarlo, la donna si è calata nel precipizio, ma è caduta. Fino a 30 metri di profondità, in una pozza d’acqua gelida. Sarebbe stata spacciata se solo il suo secondo cane non avesse chiesto l’aiuto del compagno della donna. Tornato in paese ha cominciato ad abbaiare in maniera incessante, costringendo il padrone a seguirlo fino al luogo in cui la donna, un’ex atleta oggi sarta, era scivolata. Scorto il giacchetto della moglie in fondo al precipizio, l’uomo ha dato l’allarme. Le operazioni di salvataggio sono state lunghe, ma alla fine la donna è stata tratta in salvo e trasportata al policlinico Gemelli.

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Nasce il registro dei maltrattatori di animali Dopo le violenze su un husky il parlamento del Michigan sta per approvare una nuova legge

LANSING – Lo stato del Michigan, negli Usa, sta vagliando in questi giorni una proposta di legge che prevede l’istituzione di un registro degli abusatori di animali, uno strumento che aiuterebbe, secondo i promotori, a creare un effetto deterrente verso comportamenti violenti e criminali contro gli animali.

Se l’iniziativa dovesse essere approvata dall’assemblea del Michigan, i nomi dei maltrattatori sarebbero resi noti all’opinione pubblica e, inoltre, verrebbe loro negato il diritto di avvicinarsi agli animali, compresa la possibilità di adottare cuccioli da canili o rifugi. L’idea di un registro degli abusatori è stata promossa da Matt Falk, il cui husky Logan nel 2011 fu sfigurato con dell’acido da batteria da un malintenzionato. Il cane, allora undicenne, morì qualche settimana dopo a causa delle ferite e delle escorazioni provocate dall’acido.

Falk decise allora di aprire una pagina Facebook per denunciare il fatto e promuovere l’istituzione del registro. La sua battaglia sta dunque per giungere ad un esito positivo o almeno così spera Falk: “Sebbene l’attacco a Logan sia stato una cosa terribile – ha detto il promotore dell’iniziativa -, abbiamo la possibilità di trasformare questo triste evento in qualcosa di positivo per gli animali di questo stato, forse di tutta la nazione. Ogni fuoco nasce da una sola scintilla”.

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Wiley, il cane che piange sulla tomba della padrona Su Youtube un video commovente che sta facendo il giro del mondo

VENTURA – Una scena commovente che apre e spacca il cuore, perché vedere un cane piangere sulla tomba della padrona fa capire, una volta di più, quanto gli animali possano essere un familiare dell’uomo. Questo traspare dalle immagini di un video pubblicato su Youtube da un utente (sarahvarley13) che ha voluto condividere la sofferenza del cane Wiley, accovacciato e straziato sulla lapide di Gladys, una donna che in vita faceva parte del Lockwood Animal Rescue Center, una clinica specializzata nella cura dei cani e dei cavalli.

Wiley è un cane di servizio del LARC che attraverso un preciso programma di cura aiuta i veterani di ritorno dalla guerra a superare i traumi. Nel video dal comportamento di Wiley traspare la sofferenza per la perdita della sua padrona. Lamenti di dolore e lacrime di un cane nel video che sarahvarley13 ha commentato così: “Non sto cercando di antropomorfizzare il comportamento di un cane, ma vi assicuro che non l’ha mai fatto prima e che è in salute”.

Le immagini, postate anche sul sito web della clinica della contea di Ventura, in California, in cui si legge quanto la defunta Gladys fosse stata “un membro della famiglia oltre che una sostenitrice del centro di recupero degli animali. Lei ci mancherà sempre, soprattutto a Wiley”.

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CATANIA, PICCHIA IL CANE, LO LEGA ALL’AUTO E LO TRASCINA: A GIUDIZIO GRAZIE ALL’ENPA.

CATANIA – E’ stato rinviato a giudizio con l’accusa di maltrattamenti di animali un venditore ambulante di 52 anni di Riposto, in provincia di Catania, che nell’estate del 2011 ha colpito con una catena il proprio pitbull, colpevole di essere sfuggito al suo controllo era fuggito via da lui. Ancora non pago, con la stessa catena, l’uomo avrebbe poi legato il cane al paraurti della propria auto, trascinando l’animale a velocità. Lo rende noto l’Enpa catanese che aveva denunciato l’episodio dopo avere raccolto la denuncia di un testimone oculare.

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Uomini…razza bastarda.

ROMA – È stato avvelenato ed è in coma Rocky, il cane pastore che due anni fa commosse tutta Italia per aver percorso da Salerno oltre 600 chilometri per tornare dal suo padrone a Carrara. Qualcuno lo aveva «rapito» mentre il suo padrone stava facendo il bagno a Marina di Carrara e lo aveva portato in Campania.

L’appello. Il padrone Ibrahim Fwal, siriano ma da anni residente a Carrara, ora è disperato ma non ha i soldi per curare Rocky e quindi lancia un appello: «Aiutatemi a salvarlo», dice. «Rocky – spiega Fwal – da giovedì scorso è in coma, lo hanno avvelenato, era uscito un paio d’ore da solo perché io dovevo fare delle commissioni. È senza sensi, non mangia, si sta spegnendo come una candela, ha bisogno di cure».

Rocky (qui la sua storia) era salito più volte alla ribalta delle cronache e nell’estate scorsa era stato protagonista di un episodio singolare a Forte dei Marmi: era in sella ad uno scooter con il casco e gli occhiali da sole assieme al suo padrone e una pattuglia della polizia elevò al siriano una multa poi pagata da un gruppo di cittadini di Carrara che si erano impietositi. Lo scorso Natale era stato la gioia dei piccini in centro dove era vestito da Babbo Natale

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Brutus, il cane che non vuole lasciare il canile…

“Sta bene solo al canile, non vuole essere adottato”. La storia di Brutus commuove il web

Brutus da undici anni vive nel canile di Galliate e la sua storia sta mobilitando il fronte animalista

Da undici anni è ospite del rifugio di Galliate.

La presidente della struttura: “Impossibile darlo in adozione”.

Ma gli animalisti protestano su Facebook

Brutus è seduto sulle zampe posteriori con l’aria un po’ triste. La sua foto ha fatto il giro del web e su Facebook è stata condivisa più di 14 mila volte. Brutus è uno degli ospiti del canile di Galliate da 11 anni e la sua storia di lunga permanenza nella struttura, insieme a quella della sua compagna Akira, è all’origine di questo contagio «virale» in rete, che ha portato anche un centinaio di persone da tutta Italia a scrivere al sindaco Davide Ferrari invitandolo a fare pressioni sulla direzione affinché conceda l’adozione di uno o di entrambi i quattrozampe, che vogliono stare possibilmente insieme.

«Non vogliono dare in adozione Brutus, un cane da 11 anni in canile; meriterebbe di trovare una casa per i suoi ultimi anni»: anche l’associazione nazionale Animal Liberation, per voce della sua vicepresidente nazionale Serena Sartini, entra nella querelle che vede opposti alcuni animalisti e la direzione della struttura La Cuccia di Galliate, a cui fanno riferimento anche Cerano, Romentino, Trecate, Cameri e Sozzago. «Lo abbiamo richiesto, insieme alla sua amica Akira da cui dicono che non voglia essere separato – afferma Sartini – e oltre a noi la proposta è arrivata anche da persone che risiedono a circa 50 chilometri, ma la risposta è sempre stata no. Perché?». Il canile, sostengono, non è una prigione.

«Ha le sue abitudini – risponde la presidente del canile Elia Manco –. Sta bene qui con Akira. E’ come una persona anziana, se la sposti da casa sua per mandarla in un ospizio non ce la fa». Racconta i vari tentativi: «Abbiamo provato di recente a portarlo in una nuova sistemazione, da solo o con Akira, ma dopo un giorno o due in cui non mangiava, non beveva, non faceva neanche i bisogni, ci è sembrato giusto riportarlo qui e si è ripreso».

E’ intervenuta anche una veterinaria: «Anche lei ha verificato la sua situazione. Meglio tenerlo con noi». Ribadisce anche le ragioni del «no» a Serena Sartini: «Abita lontano, non si potevano fare i consueti controlli post adozione». L’animalista ribatte: «Dopo opportune verifiche sul richiedente, nulla può ostare la sua adozione. Neppure aspetti problematici del carattere possono essere considerati un impedimento: veterinari comportamentalisti o educatori cinofili possono e devono accompagnarlo nell’inserimento – sostiene – Il canile di Galliate ospita cani che sono diventati anziani al suo interno, per i quali le amministrazioni pagano rette giornaliere per cibo e cure mediche. La drammatica situazione economica forse non sfiora neppure i cittadini dei Comuni associati?». La replica:«Non riceviamo una diaria, ma un contributo annuale dai municipi consorziati. E se siamo passati dai 93 agli attuali 34 ospiti, senza usare i social network, significa che non abbiamo mai avuto problemi a trovare nuove famiglie. Tutti i controlli fatti dalle autorità sanitarie hanno poi confermato la correttezza della nostra gestione».

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I nostri AMICI potranno da domani venire a trovarci in ospedale…

Sì a cani e gatti in ospedale per le persone ricoverate!

Approvata in Emilia-Romagna una legge che, per la prima volta in Italia, introduce espressamente questa possibilità. L’assessore alla Sanità Lusenti: “La presenza dell’animale agisce sul benessere fisico e psichico del malato”.

Esulta Andrea Defranceschi, del Movimento 5 Stelle, relatore del testo: “Ora pet-therapy e zoo terapia”Cani e gatti in ospedale, per far compagnia ai pazienti ricoverati. Adesso in Emilia-Romagna si può fare, con una legge aprifila in Italia. “Viene migliorata ulteriormente una normativa che è già all’avanguardia a livello nazionale nella tutela del benessere degli animali” dice l’assessore regionale alla Sanità, Carlo Lusenti, commentando l’approvazione in Assemblea legislativa della nuova legge sul benessere animale.

E’ “importante e innovativo – ha osservato – l’articolo che introduce la possibilità per la persona ricoverata di farsi portare il proprio animale da compagnia all’interno delle strutture di cura pubbliche e private accreditate nelle ore di visita. La presenza dell’animale agisce direttamente sul benessere fisico e psichico della persona malata. E’ questa una opportunità di portare sollievo, soprattutto nei casi di lungodegenza o nelle fasi più avanzate della malattia. Non ci sono altre esperienze regolamentate in Italia – ha aggiunto – se non iniziative sporadiche introdotte in alcuni reparti o in alcune strutture. In questo senso, l’iniziativa della Regione Emilia-Romagna è una assoluta novità”.

Entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge, la Giunta regionale approverà la disciplina per l’accesso degli animali alle strutture di cura.

“Con la nuova legge – spiega Andrea Defranceschi, consigliere del Movimento 5 Stelle e relatore del testo – si darà “nuovo impulso alla pet-therapy o zoo terapia” e si potranno aprire le strutture sanitarie pubbliche e private, attraverso un apposito disciplinare, agli animali da affezione”.

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Milano, strage di cani “corrieri” della droga

MILANO – Gli animali, tutti di grossa taglia, prima di partire, erano sottoposti a operazioni chirurgiche che permettevano di stipare nel loro intestino ovuli di cocaina purissima.

Nell’intestino degli animali era
nascosta la cocaina, proveniente dai “cartelli” colombiani e messicani
Nascondevano la cocaina, proveniente dai “cartelli” colombiani e messicani, nelle viscere di cani di grossa taglia, che all’arrivo in Italia venivano uccisi per recuperare la droga. Gli animali, prima di partire, erano sottoposti a operazioni chirurgiche che permettevano di stipare nel loro intestino ovuli di cocaina purissima. Il macabro particolare è emerso dalle indagini degli agenti del Commissariato Mecenate di Milano, che sin dalle prime ore della mattinata stanno eseguendo 75 ordinanze di custodia cautelare in carcere a carico di 57 maggiorenni e 18 minorenni, nella quasi totalità cittadini dell’America Latina, tutti gravemente indiziati di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati contro la persona, il patrimonio, traffico di stupefacenti e detenzione di armi.

Uno dei membri della gang, localizzato in Spagna, a carico del quale è stato emesso mandato di arresto europeo, è ricercato sul territorio di Barcellona. Contestualmente sono state eseguite sul territorio di Milano e provincia nonché nelle province di Bergamo, Brescia, Lodi, Pavia, Piacenza, Novara, Roma e Varese numerose perquisizioni domiciliari a carico di persone orbitanti nell’ambito delle organizzazioni criminali, dove è stato sequestrato materiale di interesse investigativo. Nello stesso contesto sono state denuciate in stato di libertà altre 112 persone, rispettivamente 98 maggiorenni e 14 minori. L’indagine, eseguita dal commissariato di Pubblica Sicurezza «Mecenate», vede coinvolti numerosi gruppi di giovani di origine sudamericana riconducibili al fenomeno delle cosidette «pandillas» di ispirazione latinoamericana, ed è la naturale prosecuzione di una prima attività conclusa con l’emissione di 30 ordinanze di custodia cautelare eseguite il 7 febbraio 2012, a carico di altrettanti soggetti ritenuti gravemente indiziati di tentati omicidi, rapine ed estorsioni. La successiva attività svolta dagli investigatori del commissariato Mecenate, supportata da intercettazioni telefoniche ed ambientali, ha permesso di accertare che alcune delle «pandillas» attive sul territorio milanese sono organizzate alla stregua di vere e proprie associazioni per delinquere, gerarchicamente orientate, finalizzate alla commissione di un numero indeterminato di reati.

È stata per la prima volta dimostrata l’esistenza del vincolo associativo all’interno delle cosidette «pandillas» evidenziando che, nell’ottica di queste organizzazioni criminali, i singoli reati commessi rientrano in un più ampio programma criminoso e sono funzionali sia alla conquista del territorio, che passa attraverso l’eliminazione fisica di appartenenti alle bande rivali, sia al reperimento delle risorse economiche necessarie per la vita e l’espansione dell’associazione stessa. Sotto questo secondo aspetto, l’attività investigativa ha permesso di accertare che il traffico di stupefacenti avviene attraverso contatti diretti tra le organizzazioni criminali oggetto di indagine e i «cartelli» colombiani messicani mediante l’ingegnoso e macabro sistema di trasporto della sostanza stupefacente attraverso i cani, inconsapevoli vettori. La droga prima di essere collocata nel ventre dei cani veniva avvolta in un cellophane, poi nella carta carbone per essere impenetrabile ai raggi X dopodiché ancora nel cellophane e in uno scotch di vinile nero, ancor più resistente ai raggi X. L’involucro era così pronto per essere inserito nei cani di grossa taglia tipo San Bernardo, Gran Danese, Dog de Bordeaux, Mastino Napoletano e Labrador.

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Film hard con il cane, allevatore condannato per maltrattamenti

BOLZANO – Girò film hard all’interno del suo allevamento di cani…Benche’ non esista il reato di ’zooerastia’, il tribunale di Bolzano ha considerato la condotta contraria alle caratteristiche
etologiche dell’animale.. Per questa ragione un allevatore di Bolzano, Christian G., è stato condannato in Cassazione per maltrattamenti.

In particolare, la Terza sezione penale, sentenza 5979, ha fatto presente che anche se nel nostro ordinamento il codice penale non contempla il reato di ’zooerastia’ o ’zoopornografia, le sevizie sessuali vanno ricomprese nel reato di maltrattamenti «non potendo esservi dubbio sulla assoluta contrarietà di una simile condotta alle caratteristiche etologiche del cane» spiega la Suprema Corte.

Del resto, osserva ancora la Cassazione, ciò che pesa nei delitti contro gli animali è proprio la «compassione suscitata agli occhi dell’uomo dall’animale maltrattato». Ribadita in questo modo la linea della Corte d’appello di Bolzano secondo la quale il sesso con animali rientra nelle forme di maltrattamento.

La condanna a due anni di reclusione inflitta all’allevatore dovrà tuttavia essere rivalutata in un appello bis, relativamente al capo di imputazione sulla sostituzione di persona per la vendita di cani sul web.

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Firenze, getta cane nel cassonetto: individuato. «Pensavo che fosse morto» Ottantenne accusato di abbandono e crudeltà verso gli animali: aveva ferito il suo vecchio cocker per togliere il microchip

Il nome…che venga pubblicato il nome…di questa “vecchia bestia a due zampe”!

FIRENZE – Aveva gettato Mignon, il suo vecchio cocker spaniel, in un cassonetto, dopo averlo ferito per togliergli il microchip, chiuso in un sacco dell’immondizia: ma l’autore del gesto, un ottantenne ex militare di Campi Bisenzio, è stato individuato e adesso dovrà rispondere dei reati di maltrattamento, abbandono e crudeltà verso gli animali.

La vicenda risale ad alcuni giorni fa, quando una donna, mentre gettava la spazzatura in un cassonetto a Brozzi, zona alla periferia di Firenze, ha sentito dei lamenti provenire da una grossa busta nera sigillata con nastro adesivo.

Allertate le guardie zoofile dell’Enpa, il cane è stato salvato ed attualmente si trova ricoverato in una clinica veterinaria fiorentina, ancora in condizioni precarie. La settimana prossima sarà sottoposto a tac, visto il perdurare di gravi sintomi neurologici.

Come oggi scrive il quotidiano La Nazione, l’individuazione del proprietario di Mignon è stata possibile grazie all’appello lanciato dall’Enpa alla cittadinanza: i centralini dell’associazione sono stati inondati di chiamate e segnalazioni, ben 320 in pochi giorni.

Le accuse.
Così per gli investigatori dell’Enpa è stato facile stringere il cerchio intorno ad alcuni sospettati, e dopo una serie di riscontri, testimonianze, verifiche incrociate con persone in grado di riferire sull’episodio e con l’anagrafe canina della Asl veterinaria fiorentina (300 i tabulati di cani cocker controllati) le guardie zoofile sono riuscite a trovare l’ottantenne, che hanno denunciato per maltrattamenti, abbandono e crudeltà verso gli animali.

Alla sua individuazione hanno collaborato anche i Carabinieri. Interrogato sulle motivazioni del gesto, il proprietario di Mignon ha spiegato di aver pensato che il cane fosse morto e di averlo per questo collocato nel cassonetto.

Ora, per la presidente nazionale dell’Enpa, Carla Rocchi, nei confronti dell’uomo, Carla Rocchi, «serve una condanna esemplare: abbandonare – è il suo commento – un animale con il quale si è condivisa una vita e non sostenerlo nel momento di maggior bisogno denota una tale malvagità da far pensare che la psicologia di queste persone soffra di gravi disturbi e deficit che potrebbero essere pericolosi anche per gli uomini».

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