Archivio mensile:febbraio 2013

La Cassazione da’ ragione ai beagle di Green Hill

Green Hill, finalmente la Cassazione dà ragione ai beagle

Cani e padroni in piazza contro i test sugli animali, e la Cassazione dice sì al sequestro preventivo dei cani beagle dell’allevamento di Green Hill a Montichiari nel bresciano.

In particolare, la terza sezione penale, accogliendo il ricorso della Procura di Brescia, ha disposto un nuovo riesame annullando con rinvio l’ordinanza che aveva annullato il sequestro preventivo dei cani.

I cani sono stati affidati a privati dopo che l’allevamento Green Hill è stato accusato di maltrattamenti e uccisioni di animali. In piazza Cavour, mentre era in corso l’udienza, si è tenutoun sit in di Legambiente e della Lav, associazioni che hanno denunciato il caso e promosso l’adozione dei Beagle dell’allevamento bresciano.

I mesi che sono trascorsi dai primi affidamenti sono stati importantissimi per quanto sta via via emergendo dalla semplice osservazione dei cani sotto sequestro, in particolare di quelli adulti destinati alla riproduzione: infatti, dagli accertamenti in corso sui cani in custodia alle due associazioni, si è potuto constatare che una altissima percentuale delle fattrici utilizzate da Green Hill ha mostrato segni di proestro una volta al mese, ed addirittura, in alcuni casi ogni 15 giorni, anziché ogni sei mesi come avviene normalmente.

«Si sta indagando – spiegano gli animalisti – sul perché di questa grave anomalia, che influisce negativamente sulle condizioni di salute di questi poveri cani, in particolare si sta tentando di verificare se ci sia da mettere in relazione con la somministrazione illegittima di farmaci volti appunto a provocare una situazione di continua capacità riproduttiva». «Questa indagine – concludono – non solo fa emergere gravissime responsabilità penali sugli autori, ma anche consiglia una attenzione investigativa che deve continuare sino a che non si otterrà una risposta chiara e precisa su quello che avveniva a Green Hill».

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Film hard con il cane, allevatore condannato per maltrattamenti

BOLZANO – Girò film hard all’interno del suo allevamento di cani…Benche’ non esista il reato di ’zooerastia’, il tribunale di Bolzano ha considerato la condotta contraria alle caratteristiche
etologiche dell’animale.. Per questa ragione un allevatore di Bolzano, Christian G., è stato condannato in Cassazione per maltrattamenti.

In particolare, la Terza sezione penale, sentenza 5979, ha fatto presente che anche se nel nostro ordinamento il codice penale non contempla il reato di ’zooerastia’ o ’zoopornografia, le sevizie sessuali vanno ricomprese nel reato di maltrattamenti «non potendo esservi dubbio sulla assoluta contrarietà di una simile condotta alle caratteristiche etologiche del cane» spiega la Suprema Corte.

Del resto, osserva ancora la Cassazione, ciò che pesa nei delitti contro gli animali è proprio la «compassione suscitata agli occhi dell’uomo dall’animale maltrattato». Ribadita in questo modo la linea della Corte d’appello di Bolzano secondo la quale il sesso con animali rientra nelle forme di maltrattamento.

La condanna a due anni di reclusione inflitta all’allevatore dovrà tuttavia essere rivalutata in un appello bis, relativamente al capo di imputazione sulla sostituzione di persona per la vendita di cani sul web.

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Firenze, getta cane nel cassonetto: individuato. «Pensavo che fosse morto» Ottantenne accusato di abbandono e crudeltà verso gli animali: aveva ferito il suo vecchio cocker per togliere il microchip

Il nome…che venga pubblicato il nome…di questa “vecchia bestia a due zampe”!

FIRENZE – Aveva gettato Mignon, il suo vecchio cocker spaniel, in un cassonetto, dopo averlo ferito per togliergli il microchip, chiuso in un sacco dell’immondizia: ma l’autore del gesto, un ottantenne ex militare di Campi Bisenzio, è stato individuato e adesso dovrà rispondere dei reati di maltrattamento, abbandono e crudeltà verso gli animali.

La vicenda risale ad alcuni giorni fa, quando una donna, mentre gettava la spazzatura in un cassonetto a Brozzi, zona alla periferia di Firenze, ha sentito dei lamenti provenire da una grossa busta nera sigillata con nastro adesivo.

Allertate le guardie zoofile dell’Enpa, il cane è stato salvato ed attualmente si trova ricoverato in una clinica veterinaria fiorentina, ancora in condizioni precarie. La settimana prossima sarà sottoposto a tac, visto il perdurare di gravi sintomi neurologici.

Come oggi scrive il quotidiano La Nazione, l’individuazione del proprietario di Mignon è stata possibile grazie all’appello lanciato dall’Enpa alla cittadinanza: i centralini dell’associazione sono stati inondati di chiamate e segnalazioni, ben 320 in pochi giorni.

Le accuse.
Così per gli investigatori dell’Enpa è stato facile stringere il cerchio intorno ad alcuni sospettati, e dopo una serie di riscontri, testimonianze, verifiche incrociate con persone in grado di riferire sull’episodio e con l’anagrafe canina della Asl veterinaria fiorentina (300 i tabulati di cani cocker controllati) le guardie zoofile sono riuscite a trovare l’ottantenne, che hanno denunciato per maltrattamenti, abbandono e crudeltà verso gli animali.

Alla sua individuazione hanno collaborato anche i Carabinieri. Interrogato sulle motivazioni del gesto, il proprietario di Mignon ha spiegato di aver pensato che il cane fosse morto e di averlo per questo collocato nel cassonetto.

Ora, per la presidente nazionale dell’Enpa, Carla Rocchi, nei confronti dell’uomo, Carla Rocchi, «serve una condanna esemplare: abbandonare – è il suo commento – un animale con il quale si è condivisa una vita e non sostenerlo nel momento di maggior bisogno denota una tale malvagità da far pensare che la psicologia di queste persone soffra di gravi disturbi e deficit che potrebbero essere pericolosi anche per gli uomini».

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80enne adotta un boxer, ma il tutore vuole separarli…

ANSA(ANSA)-CAGLIARI,8 FEB- Potrebbe ritrovarsi presto senza casa un cucciolo di boxer adottato da un ultraottantenne di Cagliari. L’animale e’, infatti, ritenuto “non necessario” dal tutore dell’uomo, anche se l’anziano vorrebbe tenerlo e gli dedica le massime cure, come peraltro verificato dalle guardie zoofile. A lanciare un appello alle istituzioni perché si trovi una soluzione che consenta ai due di vivere sotto lo stesso tetto é l’Enpa, sensibilizzato da una vicina di casa dell’uomo.

L’aLe

In America va di moda la birra per cani…Buongustai!!!

Birra per cani? Yes, of course! Si chiama Dawg Grog e dopo il tentativo olandese, di cui vi abbiamo raccontato qui, arriva anche quello made in USA. L’idea è di un certo Daniel Keeton, che lavora in un piccolo birrificio a Bend, nell’Oregon, e sta facendo furore in tutto il Paese. Non a caso, visto che la birra è la bevanda più diffusa in America.

La birra per cani è stata messa a punto grazie all’aiuto della fedele amica a 4 zampe Lola Jane, un American staffordshire terrier di 7 anni. La bevanda, naturalmente, è a prova di fido e non contiene sostanze pericolose per i cani come l’alcol o il luppolo. Come recita l’etichetta la Dawg Grog è sana e nutriente, e contiene solo brodo di verdure iposodico, cereali avanzati dalla distilleria e glucosamina, una sostanza derivata dagli zuccheri, che aiuta a prevenire l’artrosi nei cani e nei gatti, ma è indicata anche per gli esseri umani.

L’ideatore della Dawg grog deve essersi ispirato alla birra per cani inventata a Phoenix qualche anno fa, la Bowser Beer, priva di anidride carbonica e luppolo, ma a base di brodo di carne. Sta di fatto che la bevanda, nella piccola cittadina di Bend, ha riscosso un grandissimo successo, tanto che Keeton ha deciso di fare un po’ di pubblicità a livello nazionale e l’effetto è stato “virale”, come diremmo oggi. La birra per cani, infatti, sta spopolando e il piccolo birrificio del posto ha richieste provenienti da tutto il Paese. L’unica pecca è il prezzo, alquanto salato, sebbene il brodo con cui sia prodotta è povero di sodio! Il pacco da 6 bottiglie da ½ litro, infatti, costano ben 36 dollari, circa 25 euro.

Che dire, diamo il benvenuto alla birra pensata appositamente per i nostri amici a 4 zampe, con la speranza che la sua diffusione sia un incentivo in più per una migliore accoglienza dei pet nei locali pubblici.

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