Fukushima, il contadino eroe Matsamura…e i quattro zampe dimenticati dagli uomini.

La battaglia solitaria del contadino ribelle che cura gli animali nella città fantasma di Tomioka
dall’ inviato Stefano Carrer de Il Sole 24 Ore.
  
Naoto Matsumura, assieme al suo cane di nome Aki, controlla le sue risaie in Tomioka, Fukushima.

La storia ha visto tante ribellioni contadine, ma mai una come questa. Non somiglia alle jacqueries spontanee né ai movimenti di massa alla Pugacev o, per quanto riguarda il Giappone, ai tanti moti avvenuti per il riso.

C’è un contadino ribelle che ha intrapreso una sfida solitaria contro le autorità ed è diventato una spina nel fianco per la Tepco, l’utility che gestisce la centrale nucleare di Fukushima Daiichi.

Si chiama Naoto Matsumura, ha 52 anni ed è l’ultimo abitante rimasto a Tomioka, paese dove fino a un anno fa vivevano 16mila persone, tutte costrette ad andarsene.

La centrale nucleare è a una dozzina di chilometri e per tutti è arrivato l’ordine di evacuazione obbligatoria poco dopo il “meltdown” di tre reattori.

Matsumura era “scappato” anche lui, ma è rientrato prima che l’ordinanza di evacuazione diventasse imperativa. E ha deciso di non muoversi più da lì. Dopo il gran rifiuto di andare via, da un anno vive senza acqua e elettricità, indifferente ai livelli di radioattività, perché si è dato una missione: salvare o perlomeno alleviare le sofferenze degli animali abbandonati.

«Quanto tempo mi resta da vivere? 10, 15 anni, non so – dice, dichiarandosi per il momento in buona salute -. Voglio fare qualcosa di utile e significativo nella mia vita».

La sua solitudine è relativa, visto che vive circondato da un centinaio di gatti e decine di cani, e provvede anche a centinaia di mucche, maiali e persino cinque struzzi, abbandonati dai proprietari.

«Ho assistito in questo anno al disfacimento del posto in cui sono nato e vissuto», continua Matsumura. Non esagera: disertato all’improvviso dagli abitanti, il paese appare ormai in rovina, con un senso di morte che esala proprio dalla percezione evidente della precipitosità della fuga degli esseri umani.

«È una città fantasma. Non avrebbe mai dovuto accadere una cosa simile». L’inverno è ancora rigoroso, il paesaggio innevato. «Il riscaldamento non è un problema: sono rimaste nelle case tante taniche di kerosene per le stufette e i proprietari mi han detto che potevo usarle».

E poi «ho anche la carbonella per il “kotatsu”», dice Matsumura. «In mancanza di elettricità uso le candele». Ogni tanto Matsumura va fuori a procurarsi generi di prima necessità. Già che c’era, nei giorni scorsi è andato fino a Tokyo.

Si è presentato al quartier generale della Tepco per chiedere che la società provveda ad assistere gli animali abbandonati.

«Loro sono disumani», aggiunge scuotendo la testa. La sua opera non basta. Gli animalisti l’hanno aiutato per tutto quest’anno, ma certo se fosse la Tepco a farsi carico del problema sarebbe molto meglio per gli abitanti a quattro zampe della zona proibita (che copre un raggio di 20 km intorno alla centrale).

Però sia la Tepco sia le autorità non vedono l’ora che gli animali scompaiano: sono “appestati”, contaminati, e meglio quindi evitare – secondo il pensiero di chi sta in alto – che si riproducano o possano magari uscire dall’area off limits.

Matsumura la pensa diversamente e prosegue la sua ribellione solitaria. Le batterie del telefonino gli consentono un contatto con il mondo.

Un suo conoscente ha pubblicizzato le sue attività su un
blog e così lui ha ottenuto incoraggiamenti da varie parti del mondo. «Il mio sogno è che Tomioka torni a vivere. Uomini e animali, insieme, ma non per soffrire. Prenda queste foto che ho fatto: le faccia vedere anche in Italia».

L’aLe

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Pubblicato il 5 marzo 2012, in Curiosità, Educazione, News, Salute, Uncategorized, Viaggi con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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